FUCINA ALCHEMICA Emblemi dell'arte alchemica rinascimentale e dell'immaginario contemporaneo ARTE ALBESCENTE

XANTOSIS DELL'INTUIZIONE FILOSOFICA

Filosofia alchemica e la dimensione creativa iperconscia

Botticelli: Venere e Marte Botticelli: Venere e Marte

La Realizzazione dell'Assoluto è un'opera scritta nella prima metà dell'800 d.C. che tratta dei metodi che conducono alla realizzazione advaita del Sè. Suresvara, l'autore del libro e contemporaneo  di Shankara, il fondatore dell'Advaita Vedanta, intende il Sè nella sua prima natura , "privo del processo manifestante costituito dall'intero sistema delle azioni, dei loro elementi componenti e dei loro risultati."

 

La prima Natura del Sè, chiamata anche "Sat", esistenza, non è difficile da comprendere se si osservano con attenzione alcune immagini dell'arte rinascimentale italiana, in particolare di Botticelli che assimila la cultura del Sè direttamente dalla bocca di  Pletone,  il filosofo bizantino  giunto a Firenze nel 1455 al seguito del Papa di Costantinopoli.

 

Marte, archetipo delll'intero sistema delle azioni, delle loro componenti e dei loro risultati, giace addormentato dalla parte opposta in cui si dovrebbe trovare. Lungo l'asse che lo collega a Venere vestita, archetipo della percezione sensoriale, disposta da Botticelli ad est, sul punto in cui ascende il sole e inizia ogni forma di azione, Marte dorme a Ovest, dalla parte in cui tramonta il sole e dove ogni azione si esaurisce prima del sonno notturno.

 

L'Opera al Bianco  è la fase dello sviluppo spirituale in cui si compie l'esistenza (Sat) dell'anima.L'esistenza dell'anima ha inizio nel momento in cui  l'individuo abbandona la lotta quotidiana e si assorbe completamente nelle funzioni creative dell'anima: percezione, coscienza e conoscenza.

 

Ciò avviene in chiunque dismette gli abiti sociali e, "denudandosi", lascia che sia l'anima sensoriale (Venere) a fungere da "guida" a chi non è più ego materiale, identità sociale o  presunzione intellettuale, ma, identificandosi con le qualità attive dell'anima (Sant'Agostino le chiamerà "Potenze"), incarna la prima natura del Sè, ovvero la pura esistenza dell'anima, priva di "corpo, mente e spirito (identità)" e quindi di attributi.

 

Per la civiltà greca, la Bellezza incarnata da Afrodite è il medium della trasformazione dell'io sperimentatore (Ares, Ercole, Perseo, Ulisse)  nella non-identità del Sè, il quinto elemento che, privo di attributi corporei (il corpo), mentali (la mente individuale) e spirituali (identità particolare)  penetra nell'etere dell'Olimpo (gli archetipi) e si nutre del cibo degli Dei (il soma spirituale).

 

Il valore spirituale attribuito dai Greci all'Arte di Afrodite  è immenso, ancora oggi incompreso. Le donne, incarnazione vivente della percezione in azione  (la Venere vestita sul punto ascendente della luce, dipinta da Botticelli). rappresentava  il medium perfetto  per entrare in contatto con la dimensione invisibile dell'esistenza. 

 

Il mondo dei morti, venerato dalla cultura egizia, altro non è che la dimensione spirituale in cui si muovono i "disincarnati",  regno delle anime che  realizzano in vita il Sè Assoluto.